Stralci di..... #21 bis
21 bis, perché nel 21 avevo intenzione di raccontare alcuni eventi da dicembre alla befana ma mi ero dilungato troppo... vediamo se riesco ad esser più coinciso.
Il 23 dicembre risposi su un social a questa domanda: "Come vivrai il Natale quest'anno?"
La mia risposta fu "Malissimo"
Questa risposta non l'ho data perché non sono un amante del Natale (anzi), ma perché ero venuto a conoscenza di una cosa che sapevo mi avrebbe tormentato da quando mi è stata detta fino a... (magari passa). Però devo esser sincero che questo Natale si è proprio impegnato e non contraddirmi.
Il 25 dicembre in tarda mattinata parto da casa, per andar a prendere mia cugina (L per comodità) e mia zia. Normalmente è una cosa di cui si occupa mio padre, ma quest'anno no, non poteva.
Quando mi trovo a circa 5 minuti di machina dalla loro casa, mando un messaggio sia mia zia che a L con scritto "tra 5 minuti sono sotto casa". Nessuna risposta, ma vedo che leggono.
Arrivo sotto casa, vedo L. Accosto, scendo dalla macchina:
"Ciao L, zia?"
"E che ne so, si stava preparando"
"Quando sei scesa lei si stava preparando?"
"Si si ora scende... chi la capisce quella"
Aspetto 10 minuti scrivo a mia zia che dopo un po mi risponde: "Sto scendendo".
Attendo altri 20 minuti durante i quali avviso mia madre che stavo ritardando...
30 minuti, parcheggio la macchina in modo decente e decido di andarle incontro (vero che sono 5 piani di scale, ma sono a scendere e in trenta minuti anche strisciando sarebbe arrivata).
"L, vieni con me" con la faccia contrariate e mentre bofonchia una qualche lamentela che non ho voglia di ascoltare, mi segue.
Vado passo veloce verso il portone di casa, mi faccio aprire da mia cugina ed inizio a salire le scale, primo piano... secondo piano... a passo sempre più veloce facendo i gradini due a due... prima rampa secondo piano, giro per fare l'altra rampe ed eccola li, mia zia.. rannicchiata, su un lato (oltre ad avere 87 anni è piccolina mia zia) a metà dell'altra rampa di scale che portano al terzo piano.
Le corro incontro... zia...zia...
Gira la testa verso di me. E' bianca in volto ed ha lo sguardo smarrito come se non si rendesse conto che dove si trova e chi io sia. Zia...
Oltre al colorito del viso e all'espressione persa mi rendo conto che c'è altro che non va (oltre al fatto che è sdraiata sulle scale). Il vestiario. Indossa un cappotto nero di lunghezza media, le scarpe basse lucide e... il pigiama.
Zia... niente resta così. Sei caduta? Ti senti male?
Non risponde continua solo a guardami.
Sono indeciso se chiamare un'ambulanza o fare qualcosa... faccio qualcosa (che poi a mente fredda poteva essere la cosa più sbagliata)
Cerco pian piano di tirarla su, non è molto collaborativa è come se non avesse proprio le forze di farlo. A fatica (è piccola ma a peso morto... pesa) riesco a tirarla su. Le me metto un braccio intorno alla vita e con la spalla sotto la sua ascella cerco di sorreggerla. Ora che l'ho smossa e la tengo stretta mi rendo conto che sento un forte odore di feci... continuo a cercar di salire verso casa.
Con fatica e per la maggior parte del tragitto (4 rampe e mezza di scale) tenendola sospesa sulla spalla arrivo alla porta di casa.
Chiedo a L di aprire la porta (lei naturalmente in tuto questo frangente si è limitata a guardare e ribadire che aveva fame). La apre.
Erano anni che non entravo a casa di mia zia... ma veramente tanti anni. Non ero preparato a quello che stavo vedendo. La casa era ferma, come se non fosse stata toccata da almeno un paio di anni (polvere inclusa naturalmente) e a terra vi erano una miriade di bottigliette dell'acqua e della coca-cola, tante che andavano per tuto il corridoio e in lontananza le vedevo anche nella camera (in fondo davanti a me) e ad occhio e croce anche alle entrate delle camere.
"Zia, come ti senti.. dai siamo a casa"
"Mi sento male" ... e tra me e me.. "eh... grazie al ca@@o"
"L, aprimi la porta del bagno e vai prendere il pigiama di tua madre"
I mesi di ottobre e novembre e metà dicembre son stati strani sotto diversi aspetti, l'unica cosa che li ha accumunati è stato frequentare gli ambienti ospedalieri romani, dove per ragioni diverse mi son ritrovato ad imboccare, spostare, alzare ed accompagnare persone in bagno (persone, uomini, che io non conoscevo ed avevano l'unica peculiarità di essere vicine di letto i di trovarsi nella stanza della persona che andavo a trovare o accudire), ma la situazione che mi prospettava era diversa...
E' mia zia... ed è donna...
Devo esser sincero mi trovavo in difficoltà, più che altro non sapevo come fare o meglio come poteva prenderla mia zia... e L era del tutto inutile (come al solito).
Praticamente di peso metto mia zia nella vasca da bagno, in piedi, la sorreggo.
"Zia, sei tutta sporca, devo spogliarti e lavarti... poi ci mettiamo il pigiama pulito"
Mia zia non mi da una risposta, mi guarda, ma non son sicuro mi che mi vedesse, che capisse cosa stava accadendo e dove si trova.
Inizio a spogliarla e lei non dice nulla, si limita ad assecondarmi nei movimenti.
Tra l'imbarazzo (il mio) e la paura di farla cadere o far qualche movimento sbagliato riesco a spogliarla, la lavo tutta (anche perchè si era sporcata di feci fino alla schiena e su tutte le gambe), la tiro nuovamente su e la faccio uscire dalla doccia, la sciugo e le metto il pigiama che mi aveva portato L. .
Dopo averla portata in camera ed averla messa a letto, mi giro verso L. che fino ad ora aveva semplicemente orbitato intorno dicendo cose che neanche ho ascoltato e le dico:
"L. chiamo un'attimo Zia (zia per lei, mia madre) controlla tua madre che non scenda dal letto"
"E adesso?"
"Adesso cosa? Aspetta un attimo e controllala"
Parlo con mia madre, le spiego tutto l'accaduto e ci mettiamo d'accordo sul da farsi.
"L. ora io vado a casa, mi raccomando, se tua madre si sente male chiama subito a Zia o a me"
"Ed io adesso che faccio?"
"Te lo ho appena detto"
"E che io adesso per colpa sua (indicando la madre) salto il pranzo di Natale?"
"....1...2...3..."
"Io ho fame voglio mangiare"
"...1 ...2 ...3 ..."
"Non c'è niente in frigorifero e questa non può preparare da mangiare"
Non perdo quasi mai la pazienza e rimango sempre decentemente lucido nell'analizzare le situazioni, ma orami ero in fase post crisi immediata e quindi avevo un po' di stanchezza mentale e fisica (pesano per persone quando si abbandonano) accumulata..
"Hai rotto il ca@@o !!!"
"Non mi interessa se e cosa mangi, forse non ti è chiaro che tua madre sta male, e tu pensi al pranzo? Non potevi aspettarla per uscire di casa? Neanche hai provato ad aiutarmi a portare su tua madre per le scale o spogliarla o lavarla"
... "ma quella.."
"Zitta L. ...stai zitta, controlla tua madre ... non "quella" e dopo torno io con zia (mia madre)"
Me ne sono andato.
..... e questa è stata la mattinata di Natale (erano le 13,00 passate quando sono uscito da quella casa). Proseguita con un fugace pasto e il ritorno insieme a mia padre e mio fratello a casa di mia zia.
Per ora mi fermo.... ma c'è anche la befana...
Commenti
Posta un commento